‏Lo sapevi che la vera libertà ha a che fare con l’abbandono della propria volontà e l’accettazione delle contrarietà e delle proprie debolezze?

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di Isabella Cordisco

La Libertà Interiore – La forza della fede, della speranza e dell’amore
Jacques Philippe, 2004

Il titolo del libro anticipa un’importante e preziosa verità che viene poi esplicitata sotto diversi punti di vista: realmente libero è chi cresce nella fede, nella speranza e nell’amore. Il testo parte dal confronto tra la falsa e pericolosa nozione di libertà che la cultura moderna identifica con la possibilità di poter scegliere tra infinite
‏possibilità, e la libertà che Dio dona gratuitamente e che si incontra quando, credendo in Lui, è possibile sperare ed amare in qualsiasi circostanza.
‏È la libertà che prescinde da ciò che non si è scelto ma che è frutto dello Spirito Santo che ci soccorre e sostiene proprio nella nostra debolezza. L’accettazione non è in antitesi con la libertà interiore perché le situazioni che non controlliamo ci fanno crescere e ci offrono la possibilità di modificare il nostro comportamento interiore, dando un senso a tutto ciò che viviamo. L’assenso quindi non inteso come rassegnazione ma come espressione di fiducia, fede e volontà di lasciare agire Dio nelle diverse situazioni che si presentano. L’accettazione di sé e della realtà è possibile grazie allo sguardo di amore gratuito che Dio ha per noi e che ci dona una duplice libertà: “quella di essere peccatori e di diventare santi”, ovvero il diritto di essere ciò che siamo ma anche di desiderare di progredire nel potere della Grazia divina. La vera libertà non è una rivendicazione di autonomia ma accettazione di una dipendenza, è una libertà interiore più che esteriore, che coincide con una vera e propria liberazione del proprio cuore, per dire di sì anche a ciò che non si è scelto. La vera libertà passa attraverso l’accettazione di sé, la congiunzione tra il nostro desiderio di cambiare e l’assenso per ciò che siamo: l’operazione di accettarsi è molto più difficile quanto possa apparire, in quanto l’orgoglio, la paura di non venire amati, la convinzione del nostro scarso valore hanno radici troppo profonde in noi. Solo attraverso la libertà di essere peccatori e la libertà di diventare dei santi possiamo riuscire ad accettare noi stessi così come Dio ha fatto da sempre con noi. Inoltre la libertà passa anche attraverso l’accettazione della sofferenza, il dire di sì alle contrarietà, al non rifiutare nessuna prova contraria al nostro desiderio e volontà “quando ci troviamo in una situazione di sofferenza, ciò che fa più male non è tanto la sofferenza in sé, quanto piuttosto il nostro rifiuto della sofferenza… il vero male non è tanto la sofferenza, ma piuttosto la paura della sofferenza”, pertanto la libertà consiste nel passaggio dalla disposizione razionale della dominazione a quella dell’abbandono, una sorta di purificazione dell’intelligenza umana. Infine la libertà interiore passa attraverso l’accettazione dell’altro: dire di sì alle sofferenze che ci vengono dagli altri, attraverso il perdono.
‏In quest’ottica è importante riuscire a vivere il momento presente liberandolo sia dalla rappresentazione soggettiva del futuro che dal tempo passato con i suoi rimpianti e rimorsi. Il tempo interiore è il momento in cui la Grazia di Dio si manifesta e ci svincola da
‏programmi per accogliere attività non previste che rientrano nella logica di Dio. Spesso ciò che intrappola la libertà del cristiano è l’orgoglio spirituale, l’identificarsi con le buone azioni ed attività, cadendo nella trappola del merito che contraddice il concetto di gratuità della salvezza. La libertà interiore è amore puro, slancio disinteressato che scaturisce dalla Fede e dalla fiducia nell’amore gratuito di Dio.
‏Ai propri figli, mediante il battesimo, Dio ha donato una libertà che J. Philippe definisce regale: chi vive la propria vita nella fede, nella speranza e nell’amore, può essere libero dalle circostanze più o meno sfavorevoli e dal comportamento degli altri perché sa che tutto concorre a sviluppare il suo vero bene che è amare.

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